Aria ferma, luce ferma, suoni fermi
Accaddero quel pomeriggio nel mio mondo
Di sogno, occhi aperti, coscienza spalancata.
L’attenzione mi portò a un luogo passato
Che vidi con tranquilla compiaciuta certezza
Non esaltante paradiso di favola, ma casa mia.
Colori suoni vibrazioni dell’anima erano
Affascinati e avvinti dai miracoli della bellezza
Non c’era respiro in quelle perfette esistenze in comune.
Quando la maligna e angosciante oscurità annebbiò la luce dell’essere, fummo turbati
E impotenti ricordammo abbandoni e rinunce.
Barriere, differenze e i giochi del mistero
Avevano infranto all’inizio la sublime unità
E subito era seguito l’atroce crimine degli universi:
lasciar fare.
Illustrazione: Umanità | di Giorgio Gobbi