Il morto in piedi si rimbocca le maniche per liberare le mani e mostrare i pugni. Gli sbuffi di seta rosa e blu luccicarono all’intensa luce del salotto. Giosuello non tollerava di essere chiamato morto in piedi, e stava manifestando il suo dissenso verso Giulino e Gregoria che lo avevano, a suo dire, insultato. In verità Giulino spiegava a Gregoria che Giosuello non si accorgeva di nulla, specie delle trame amorose che erano lo scopo poco celato del salotto del giovedì sera.
Nel settimo secolo infatti Rue de la Nouvelle Frontiere replicò fasti e lustri di sepolta memoria. Ma di sepolto ci sono solo i cadaveri. Giulino non si sa come ricordava perfettamente arazzi e costumi di un certo “Louia” e di altri personaggi.
Ma Giosuello, pur debitamente abbigliato, non percepiva gli umori, diciamo pure gli amori, che fluidi come nuvole al vento serpeggiavano tra gli ospiti della Maison. Quanto a Gregoria, capiva solo a metà; si sentiva ancora un po’apprendista, e non si fidava a tentare l’applicazione pratica delle teorie lasciate cadere da Giulino come verità rivelata.
Quella sera però Gregoria, notoriamente ingenua-crudele, aveva fatto la sua involontaria allusione agli amori di Giosuello con la signorina Borretta, una biondina acquisita di recente. Il risultato fu che Giosuello, scoperto, arrossì e mostrò i pugni, la Borretta si ritirò per restaurare il trucco e il cav. Pivetto, non si sa ancora se per la sorpresa o una vecchia gelosia, andò su tutte le furie. Giulino esultava per l’agitazione generale finalmente creata, e aveva già iniziato a fantasticare sulle dicerie che si sarebbero sparse l’indomani. Persino Mammolo, il gatto, aveva spalancato gli occhi e si leccava i baffi...
16/8/82
Illustrazione: Wooden Life| Giorgio Gobbi