>> Noia #1

Il canguro balza leggero sull’onda verde chiaro del terreno molle che si alza e si abbassa a sorpresa. Io mi faccio piccolo piccolo in groppa al saltatore, con gli occhialoni rosa di vetro spesso, e la tuta pure rosa, con le stelle cromate e i tasconi. I salti mi squassano e mi rendono difficile far merenda. Perdio ne ho proprio bisogno. È da due giorni che salto senza sosta. È l’unico modo di sopravvivere alle terre mobili. Altrimenti ti intrappolano e ti inghiottono. Spero di arrivare al mare di cristallo, che è stabile. I rifornimenti arriveranno tra un mese per posta al caposaldo nord, che dista vari giorni da qui. La radio trasmette canzonette rock, che tengono allegri i canguri. Così non si fermano. L’aria è più calda ora. Mi sbottono la tuta e afferro i biscotti. Con un po’ di fatica riesco a placare la fame. Vorrei dormire ma non mi fido. Meglio stare all’erta sul terreno pericoloso. Potremmo inciampare in un serpentone del deserto. Allora dovremmo essere davvero veloci. Sempre di non incappare nella testa. testa | di giorgio gobbiChe noia. Da quando ho lasciato la terra penso a Las Vegas, a Istanbul, alle Alpi, a Yvonne, ai nastri dello, Spazio Night, alle follie dei terrestri. Tra un mese mi danno il cambio. Mi chiedo se a Marsopolis andrà meglio. Cupoloni abbronzanti dicono. Vedremo. Domani compio 250 anni. Chissà com’è la terra. Ora provo a farmi una dormita. Salta adagio, Kevin.

8.7.82

Illustrazione: Testa | Giorgio Gobbi