Oscura storia di una pietra che
aguzza e tagliente raschia il terreno
tracciando solchi per vite striscianti
si va consumando nei friabili
cunicoli di antiche città aride e buie.
Eterne ignote aspettative ritmano bolle di niente, ricorrenti in un tempo dilatato e senza misura, vaga incombenza su esistenze mute, ombre trasparenti e senza peso.
Soli ardenti e insignificanti lune s’alternano nella danza impassibile di una geometria inanimata, immagine consumata di vite estinte e di assenze celebrate da ere di oblio.
Esili residui di inconsapevoli contributi a edifici dall’esistenza incomprensibile, vite sospese senza meta e senz’altra minaccia che il tempo infinito, minuti fantasmi sono i padroni del solido niente.
Il tempo remoto della loro punizione si congiunge con un impensabile futuro teatro di altre vite e altri universi, prima che un’infinita e rinata generosità li risvegli senza un moto di attenzione.
Illustrazione: Astrocittà | di Giorgio Gobbi