>> Anche Tu

donna | di giorgio gobbi

 

Ed eccoti la vita, questa tua vita, conquistata con la forza o l’onore, l’astuzia o l’umorismo temporaneamente accettata, segretamente condizionale.

Siediti ora, apri le porte dello spirito alle mie incorporee parole, già conosciute e sempre dimenticate per lo stesso errore.

Vedo su di me i tuoi piccoli occhi ancora una volta in cerca di significati; forse ne troverai qualcuno, proprio qui ora.

Cosa farai quando queste righe, la pagina, la stanza, la città e la regione saranno parte infima del tuo spazio, così vasto e tenue.

Vedi che l’ambiente sembra così solido e duro, doloroso all’impatto, doloroso alla perdita, così ben doloroso come vogliamo.

Ma in questo istante ti guardiamo da ogni capo dell’universo, davanti e dietro di te, da destra e da sinistra, da sopra e da sotto.

E l’attenzione che ti concediamo, l’interesse che ti dedichiamo, l’infinito amore per te ci merita il tuo sguardo vivo, aperto e nuovo.

Come distinguerai questa onda, questo fascio di eterea sostanza, impalpabile energia che ti tocca, ti attraversa, ti porta luce e comprensione.

Potrai forse indulgere nello sguardo ironico mio o tuo, forse lo stesso quando calerò nel tuo mondo per un originale scambio di doni.

Sappi che niente di queste idee e parole ti potrà danneggiare né aiutare se non lo vorrai, né ti sarà concesso di capire senza amare.

Quanto è detto per te è detto solo per te così che nessun altro condividerà questo messaggio personale per il fatto di riceverne i frammenti.

E ti sto parlando, non solletico le tue orecchie né gioco con i tuoi occhi né propongo enigmi alla tua mente affollata.

Da persona a persona, tutto l’affetto che si possa accumulare, accantonare dubitare se spendere o investire, eccolo qua.

Artefice ed effetto dei miei scherzi sei sotto la lente della mia benevolenza del mio interesse e delle mie offerte esigenti.

Forse le disavventure teatrali di questo tuo irrigidito personaggio non ti lasciano scelta per saltare al di qua delle nere barriere.

Ti riconosco la facoltà di non capire che c’è qualcosa da capire, sì da lasciarti ironia e confusione, beffardamente stupidamente sprezzante.

E tu e io, e a tempo debito altri meritevoli e caritatevoli generosi individui, avremo nuove opportunità di scambiare saette e poemi.

Ma l’universo è impietoso con chi salta il turno nel gioco azzardato del dimenticare di esistere e cara anima amica ecco la carrozza.

Questo cipiglio, scalpitio e ondeggianti sobbalzi sono una giusta richiesta di coraggio per te, ti è concesso pagare la tua quota di bontà e intelligenza.

Conosco le tue infinite e finte preoccupazioni conosco le tue aspirazioni e come le distruggi conosco l’amore che non sai dove mettere.

Ma non sarai mai la mia balia, ti assicuro, non chiederlo, non offrirlo né a me né ad altri, non destare troppo interesse, vedi, è già troppo.

Eserciterai ora la comprensione che hai e hai sempre avuto e sempre avrai come sai e fai di tutto per cancellare, omettere e sviare.

Ma tutto questo, quello, ogni cosa, e me e te e ogni altro, e ogni idea, oggetto e tempo e spazio l’hai creato tu, lo so e ora lo sai anche tu.

(marzo 1984)

Illustrazione: Donna | Giorgio Gobbi